Country Bunker Medicine Show

David Gideon – Lonesome Desert Strum

David Gideon sembra uscito da un romanzo di Jack Kerouac: in cerca di avventura, un po’ selvaggio, con tante storie da raccontare e canzoni da cantare.

Nato da genitori artisti, Gideon è cresciuto trascorrendo le sue estati alla Farm (una comune hippie, situata vicino a Nashville) dove apprese i primi rudimenti di batteria. Alla fine si diresse verso il west, dove incominciò ad esibirsi live, a lavorare come DJ, a fare il bracciante nei ranch della California del nord e infine si stabilì nella città natale di Billy the Kid, a Silver City in New Mexico.

Gideon aveva già registrato due dischi solisti autoprodotti nel New Mexico e durante il tour di promozione, è ritornato in Tennessee e si è innamorato perdutamente dei classici suoni country che si potevano ascoltare nei bar della zona di Nashville dove ha deciso di registrare Lonesome Desert Strum.

L’album cavalca il traditional country facendolo rivivere con i suoni dei nostri giorni grazie all’onnipresente pedal steel ed agli interventi del fiddle.

L’album inizia con Southwestern Skies che racconta la storia di un uomo felice di essere immerso nell’abbraccio della famiglia e del territorio che ama.

My Birthday dalle atmosfere cupe e vagamente jazzate, narra in stile crooner una storia di abbandono fatta di ricordi di bei momenti che non potranno più tornare.

Ashes nonostante il suo incedere spensierato parla della sepoltura. Gideon chiede che le sue ceneri non vengano seppellite ma sparse in luoghi per lui importanti come lo Studio B e lo Studio A di Nashville e il Ryman Auditorium, una consacrazione totale per l’amore alla storia ed alla musica country.

Moving to the Country è invece quello che promette, un up-tempo che invita a sgambettare e a tenere il tempo.

In Nice to Meet You, canta, “supino su quel vecchio trampolino, guardando le stelle, parlando dei nostri sogni e dei luoghi in cui non siamo mai stati“. Momenti di vita che in tanti sono in grado di condividere con una melodia dove ancora duettano pedal steel e fiddle.

Woman Like Her è una canzone languida un po’ decadente con il twang a sottolineare che una donna come lei è come una country song, è tra le mie preferite ed è come vorrei che fossero tutte le canzoni!

Wings of an Angel si allontana per un momento dal country per fare spazio ad atmosfere più blues dove è il riff di chitarra a catturare l’attenzione dell’intero brano. 

Lonesome Desert Strum è dominata da una chitarra western ed una blues che duettano e si intrecciano descrivendo al meglio l’anima e lo spirito dell’intero album.

Drifter è il ramingo che racconta la storia della sua vita sempre in viaggio, sottolineata molto bene dal ritmo della batteria che non lascia spazio se non per un piccolo respiro ogni tanto.

Ballad Of Crazy Horse, è una languida e splendida ballad che racconta della storia dei nativi americani.

Red Boots  in perfetto stile western swing e testimonia ancora una volta il grande amore di Gideon per la tradizione.

Moonlit Lake conclude degnamente il disco come l’ultima canzone che si ascolta alla fine della serata trascorsa in un honkytonk bar, con un bicchiere di Bourbon in mano e tanti ricordi e rimpianti nella testa.

C’è fortunatamente un risveglio ed un grande ritorno ai suoni tradizionali della musica country, quelli grazie ai quali mi sono innamorato di questo genere che negli ultimi 25 anni le etichette discografiche hanno tentato di rimpiazzare con suoni mainstream tra pop, rock, rap solo per riempire le classifiche e le proprie tasche. 

La musica country, quella vera, che è rimasta tale fino al 1997,  è sostenuta al giorno d’oggi al 90% da artisti che si autoproducono ai quali bisogna dire un doveroso enorme grazie perché stanno cercando di mantenere viva e riportare all’attenzione di tutti la Musica Country & Western tradizionale. Sostenere questi artisti è l’impegno più importante che sento e vi chiedo di assumervi.

Lonesome Desert Strum è un disco da consumare.

Amarugia Ridge Runners – Midwest Millionaires

Gli Amarugia Ridge Runners sono un gruppo di cinque musicisti giovani e pieni di voglia di fare che prendono il nome dall’area protetta di Amarugia Highlands a sud di Kansas City, Missouri. I membri della band includono Clay Dahman alla chitarra e voce, Jesse Bauerle basso e voce, John Allin al banjo e all’armonica, Michael Turnbo al violino e Alan Boss alla batteria. Come tante band di folk, country e bluegrass sono così fortemente legati alle loro origini e alle loro tradizioni da voler trasporre nel nome il luogo, la storia ed il folklore nei quali sono cresciuti. Midwest Millionaires è il loro secondo album che fa seguito a Soles of My Shoes, è un disco vero, sincero come quelli che si facevano 30 anni fa, 12 brani per 50 minuti di full immersion in un mondo meraviglioso fatto di storie e musica di uno stile di vita che si respira ancora a pieni polmoni nella provincia americana.
If I Hit the Lotto predispone subito all’ascolto delle successive 11 tracce dicendo immediatamente come stanno le cose… banjo, violino e armonica riassumono gli ingredienti della loro musica fatta di Bluegrass, country, blues e honky tonk elementi che troveremo in tutte le canzoni.
I’m the Best e Texas sono ballads che si possono ascoltare a fine serata scolando l’ultimo sorso di birra dentro un honky tonk bar che si sta man mano svuotando.
Gettin’ Right Ain’t Always Wrong e The Drink propongono elementi di una classic country song
I’ve Seen the Devil ha una armonia da rock ballad adagiata su un mid tempo tipicamente western.
Mamas Greens ha una caratterizzazione più bluesy calata su una classic ballad
I’ve Fallen in Love Again sembra materializzarsi da un altra epoca.
For You I Yearn dall’incedere indolente è invece contestualizzata nel nostro tempo, un accenno di distorsione sulla chitarra ed il violino e l’armonica a cucire il tessuto armonico.
Let Your Love Come Home si distacca da tutte le altre per come è concepita e costruita ed è un lancio per l’elettrica The Only One Out There, una canzone che riporta il suono delle chitarre negli anni ’80 del rock.
When Leaving’s On Her Mind è una languida ballad che chiude degnamente il il disco.

Tutti hanno collaborato alla scrittura della musica anche se è Clay che scrive la maggior parte dei testi. In generale l’album presenta almeno la metà dei brani degni di nota facendoci apprezzare una giovane band che suona quello che più gli piace con uno spirito libero e con tanta voglia di fare. Il disco si presenta davvero genuino questo rappresenta un pregio ma anche un difetto, quello di aver utilizzato per quasi la totalità dei brani sempre gli stessi strumenti. A lungo andare risulta un po’ ripetitivo ma apprezzo la voglia e l’intenzione della band di far suonare sempre tutti su tutto, aggiustando il tiro e col crescere dell’esperienza gli Amarugia Ridge Runner sono una band da tenere sotto stretta osservazione.

10 Cent Stranger – When you move on

Ci sono luoghi leggendari, incantati e magnifici, luoghi dove sono nate storie e leggende che hanno riempito l’immaginario della mia infanzia, luoghi dove le tradizioni e la musica sono compagne di vita, luoghi sperduti in mezzo a praterie sconfinate sotto i cieli blu, spazzati dal vento ed abitati da persone che hanno tante storie da raccontare. I Ten Cent Stranger raccontano le storie musicali del Wyoming e dalle persone che abitano questi spazi selvaggi.

La band si è formata nel 2015 cercando un modo per sopravvivere al lungo e rigido inverno di Laramie, all’inizio come side project acustico di musicisti già in altre band, poi divenendo qualcosa di sempre più stabile, attirando fin da subito l’attenzione del pubblico grazie ad una serie di show nella scena locale e regionale.

Le canzoni di questo loro disco d’esordio When you move on, sono nate perlopiù dalla vena cantautore del cantante/chitarrista Bob Lefevre, e sono sbocciate grazie alla bellissima voce di Laniece Schleicher e le dolci armonie vocali di Elianna Paninos.

J Shogren alla chitarra resofonica e Jack Clarendon al violino completano le armonie del suono di Ten Cent, mentre la sezione ritmica composta da Shawn Hess al basso e Mike Krupp alla batteria fornisce il saldo scheletro all’intera band.

Il fatto di provenire da esperienze diverse, da età differenti e da ascolti musicali tra i più vari, ha fatto si che il suono della band risulti vario ed articolato e sorprendentemente unico.

L’album è quanto di più vero e sincero abbia ascoltato negli ultimi tempi, sono canzoni che riscaldano il cuore e l’anima a volte malinconico e solitario a tratti gentile ed energico. 

10 Cent Stranger ci catapultano in mezzo a praterie sconfinate con il volto accarezzato dalle splendide melodia e dal vento di Laramie e sono stracolme della resilienza della gente del Wyoming. Le canzoni sono costruite alla perfezione sullo stile classico delle country songs partendo da una chitarra acustica, ma sono spruzzate di modernità e di tante diverse colorazioni musicali, dove sono il fiddle e il dobro a tessere una melodia sulla quale si rincorrono le meravigliose armonie vocali che sono un tratto unico e distintivo della band. Melodie magistrali e testi mai scontati, anzi molto ricercati, sono l’imprinting del songwriting dell’album, dato dall’autore principale Bob Lefevre.

Rest Easy è una tra le più belle canzoni del 2021, When You Move On, Sink & Drown To Need a Thing riscrivono in chiave moderna le classiche costruzioni delle country ballads.  Ballate malinconiche come Remembrance, Where You Been? e Follow You Down hanno una potenza ed una energia indescrivibile grazie alle armonie vocali che mi ricordano tanto le prime Indigo Girls. Oh My ha un solo di fiddle finale dal sapore Irish, che è lo stesso gusto di sonorità che, unita alla western music, si respira in Like the Sea. La conclusiva Sandstone raccoglie in una sola canzone tutta la musicalità, la poesia e la carica positiva che la musica dei 10 Cent Stranger è in grado di regalarci. Qui si può apprezzare al meglio la splendida ed evocativa voce di Laniece che a tratti mi ricorda la Natalie Merchant ai tempi dei 10.000 Maniacs.

Gli eventi dell’ultimo anno sono stati fondamentali per Lefevre nella scrittura dei testi; spazi sconfinati e isolamento, la perdita dei contatti con le persone e i luoghi… andare avanti cercando di rimanere uniti, questo, insieme alla musica fa di When you move on un disco meraviglioso, una delle cose migliori di questo 2021.

Summer Dean – Bad Romantic

A detta della stessa Summer, tradizione vuole che le ragazze della provincia del Texas insegnino a scuola, lavorino in banca o in tribunale, poi si sposino, facciano dei figli, abbiano qualche cane, muoiano felici e vengano sepolte accanto ai loro mariti. Ma per Summer la vita non è questa. A 40 anni ha lasciato il suo lavoro da insegnante elementare, che ha svolto per 10 anni, ha rinunciato alla classica casa con la staccionata bianca, ha incassato i soldi che sua madre aveva messo da parte come dote per il matrimonio e li ha utilizzati per realizzare il suo album di debutto ed ha  investito la sua vita interamente nella musica country.

La musica di Summer Dean è radicata nel twang e nel classic country. Cresciuta nelle zone rurali del Texas, appartiene alla quarta generazione di allevatori di bestiame, ha sviluppato una connessione unica con la sua terra di origine e con la musica, sua grande compagna in una piccola città, costruendo fin dalla sua infanzia le basi per il suono delle sue canzoni.

Dean ha costruito il suo pubblico on the road, promuovendosi da sola e suonando in bar e ballroom, accumulando esperienza e diventando piano piano un perfetto animale da palco.

Bad Romantic è stato registrato al Niles City Sound, uno studio analogico nell’area di Fort Worth.

La canzone che apre il disco Picket Fence porta alla mente Merle Haggard, la successiva You’re Lucky She’s Lonely, scritta e cantata con Colter Wall, è una languida ballad che ci catapulta in tempi passati all’interno di una sala da ballo fumosa col pavimento ricoperto di terra e segatura. Can You Hear Me Knocking è un classico outlaw style del quale Waylon Jennings andrebbe orgoglioso. Bad Romantic ci porta ai confini col Messico, e il fiddle svolge la maggior parte del lavoro insieme ad una chitarra Mariachi. Blue Jean Country Queen è un altro brano che porta in primo piano la pedal ed invita a scendere in pista per un classico ballo in linea. A Thousand Miles Away è una dichiarazione d’amore alla strada scritta insieme a Matt Hillyer di Eleven Hundred Springs.

in Hey Mister emerge prepotentemente il western swing di Bob Wills, uno dei suoi ascolti preferiti dell’infanzia. L’altro grande amore da piccola di Summer è stato il Texas Waltz che ritroviamo in Distracted. Come preannuncia il titolo stesso con Yes Ma’am, He Found Me In a Honky Tonk tocchiamo un altro tema classico della musica country. Three Timin Game è un mid-tempo sostenuto da una favolosa pedal steel. L’album si conclude con una classic ballad dal titolo Dear Caroline, una canzone che parla del Dust Bowl e dei pericoli di un eccessivo sfruttamento della terra.

Bad Romantic è un grande disco, ascoltandolo sarà difficile non innamorarsi della musica country e di Summer Dean.

Colby Acuff – If I Were the Devil

Con il passare degli anni mi sono reso conto che non ho più bisogno di ricercare e sperimentare suoni e generi musicali, ho bisogno solo di certezze ed il country è una vera certezza come lo è per tanti giovani ragazzi che si affacciano sulla scena musicale, tutti quanti cresciuti ascoltando i classici del country in molti sono rimasti fedeli alle radici, altri che durante la ribellione adolescenziale hanno abbracciato il punk e l’hard rock, sono tornati a fare ciò che li faceva stare meglio. Colby Acuff appartiene alla prima categoria, è un country boy cresciuto a Coeur d’Alene Idaho e rimasto fedele alle proprie radici.

Il suo primo concerto è stato alla tenera età di 11 anni, dopo aver militato in molte band locali e frequentato il college, ora cerca di più. Dopo aver scritto più di 30 canzoni, ha deciso che era ora di pubblicare un album e organizzare un tour. Nel 2020 Acuff ha pubblicato il suo primo disco Life of a Rolling Stone, aveva un tour con tante date programmate, purtroppo però a causa della pandemia, non gli è stato possibile promuoverlo. Era il suo primo album, aveva tanta voglia ed energia per far conoscere a tutti le sue storie e la sua musica ma Acuff ha dovuto rinunciare a tutto. Non si è però perso d’animo ed inmenchenonsidica è uscito di getto nel 2021 con un disco nuovo di zecca If I Were the Devil.

Un disco di una bellezza ammaliante dove si può apprezzare la facilità compositiva, l’uso della strumentazione classica, l’amore per i classici con una visione attuale della musica country. 10 canzoni meravigliose, la Title Track è una classica ballad impreziosita da un sound attualissimo. L’atmosfera è quella prettamente acustica, diretta, senza fronzoli e post-produzioni che si respira in Two to Tango. When I See You Again è essenziale, la voce roca quanto basta sostenuta da chitarra acustica, double bass e steel guitar. Dying Breed è una delle canzoni più belle del 2021 un mid-tempo che rimane in testa ed invita ad essere messa in loop. In Who Keeps the World Turning sono la chitarra ed il mandolino a dettare un ritmo serrato sfiorando il bluegrass. Dear Country Music è un inno, una dichiarazione d’amore per quella musica che emoziona, che fa stare bene, dalla quale ci si sente accolti, capiti e coccolati. Start in the Morning è un up-tempo travolgente che riporta la mente ad altri tempi. Tip Jar è ancora una ballad acustica ed essenziale nella quale ad emergere è la bella ed evocativa voce di Colby e il suo grande talento compositivo. Great Day to Be Free è una classic song giocata su chitarre e mandolino. Il disco chiude con Yodel My Way Home, chitarra e voce, una firecamp song, nostalgica e sognante.

Apprezzo tutte le scelte fatte da Acuff, una batteria discreta che lascia ampio spazio agli strumenti a corda ed alla sua fantastica voce. Uno tra i 3 dischi più belli usciti in questi primi 4 mesi. Dopo aver ascoltato If I Were the Devil non si può che essere ancora più innamorati del country.

Geoffrey Miller – All Night Honky Tonk Man

Miller ha incominciato a muovere i primi passi negli anni ’90 durante l’esplosione del grunge, portando la sua Fender Telecaster al servizio di band che hanno formato il suo suono nel corso degli anni, la fiamma dell’honky tonk che si era accesa in lui da bambino era sempre vivida e nel 2005, Miller ha trovato l’ossigeno per alimentarla quando ha incontrato Hank Falconer (un crooner di night club honky tonk di lunga esperienza).

La sua musica è dunque la perfetta fusione di country, honky tonk, western swing e rockabilly. All Night Honky Tonk Man è la riscoperta di un patrimonio musicale mai davvero perduto che ritrova il suo pieno splendore nelle 12 canzoni originali dell’album. La copertina sembra uscita direttamente dagli anni ’50 e non lascia dubbi sulla musica contenuta all’interno. Il disco racconta le visioni di un bimbo di 6 anni cresciuto ascoltando alla radio country AM, Waylon Jennings, Willie Nelson e Hank Jr., guardando Hee Haw alla TV del pomeriggio e che strimpellava su chitarre giocattolo le canzoni di Merle Haggard. Gli anni ’50 sono stati a tutti gli effetti un’epoca felice, la guerra era finita e si doveva ricominciare a ricostruire, si aveva voglia di ballare ma senza dimenticare quanto di brutto era successo pochi anni prima. Il disco è stato registrato durante il lookdown e in alcune canzoni porta i segni e le ferite di questo difficile periodo ma anche se non siamo fuori dalla pandemia, porta nelle canzoni quello stesso messaggio di speranza presente nelle canzoni degli anni ’50, anche noi dovremo ricominciare a costruire sulle macerie, questa volta morali ed economiche ma pur sempre ricostruire. Trovo molte analogie tra i due periodi e ascoltare queste canzoni mi lascia un misto di sensazioni di speranza, di nostalgia e di voglia di ritornare a vivere.

The first thing I wrote about you è il primo brano, un rockabilly uscito da una radio o un jukebox di una puntata di Happy Days. Is Not The Fallin richiama un classico boogie woogie, Honky Tonk Sin col suo fiddle ed il twang della telecaster ci fa respirare boccate di Backersfield Sound. La languida  Neon Stars è una grande ballad mentre I Never Missed You è una tipica western song. The Stars Are Talkin’ è puro swing, Haunted Home ci fa conoscere Miller in veste di Crooner per una grande seconda ballad del disco. Heartache Continental è un Ol’ Boppin’ Style diretto discendente dell’Hillbilly Swing. Ancora Western swing in Race With Time con un grande intreccio di pedal steel e Twang. Couldn’t Think Outside the JukeBox ha tutti gli ingredienti per una grande country song e ripropone ancora fiddle e Bakersfield sounds. If the World Ever Starts Again è un titolo appropriato che riassume appieno lo spirito del disco… se il mondo dovesse mai ricominciare vorrei che fosse come raccontato in queste canzoni. Il disco chiude con la title track come era iniziato tra rockabilly e honkytonk.

Direi che oltre ad essere suonato e cantato benissimo, il disco è un omaggio a tutti i generi musicali preferiti da Miller ma anche da tutti noi, un salto nel passato ma anche nel futuro. All Night Honky Tonk Man è un disco che fa stare bene, che fa ballare, che fa pensare, che fa divertire e che ci porta a sperare che il mondo possa davvero ricominciare.

Creed Fisher – How Country Music Sounded Before It All Went to Shit, vol. 1

La folgorazione per Creed Fisher non è arrivata sulla strada di Damasco ma sotto un palco a Waco, TX quando a soli 4 anni ha assistito ad un concerto di George Strait. Questo avvenimento, unito a ripetuti ascolti di Marty Robbins, Merle Haggard, Don Williams e Hank Williams, ha contribuito a far si che a soli 9 anni, Creed scrivesse la sua prima canzone. Il dolore e la sofferenza sono fonte di ispirazione che il nostro ha incominciato a mettere in musica dopo che il suo matrimonio è finito. Fisher come ogni cantante di country music, canta della vita, del proprio vissuto sia nel bene che nel male e mette tutto dentro il suoi dischi, questo fa di lui un onesto e vero cantante orgoglioso di essere un redneck, (come recita il titolo del suo album del 2016 “Rednecks Like Us”). La sua musica è saldamente radicata nel country tradizionale, nell’outlaw, nell’honkytonk e nel southern rock. Creed è uno dei più prolifici cantanti sul mercato, è un artista indipendente, come lo sono il 90% dei musicisti texani, solo nel 2020 ha pubblicato 4 album: Outlaw influence vol. 1 (dove racconta le sue origini musicali), Hellraiser, The Wild Ones e Rock &Roll Man) a cui fanno seguito Go Out Like Hank e How Country Music Sounded Before It All Went to Shit, vol. 1 (che come dice il titolo stesso riporta il Country dove deve stare) usciti nei primi 2 mesi del 2021. Col passare del tempo la sua scrittura si è perfezionata e nei suoi 10 anni scarsi di carriera è diventato uno dei più importanti e seguiti cantanti di country music. La sua facilità di scrittura è impressionante ed è incredibile come riesca ad avvolgerti di suoni e di emozioni fin dalla prima nota di ogni suo album grazie alla sua voce, ai suoi testi e a quanto dannatamente bene suonino tutti i suoi dischi! A vederlo rispecchia lo stereotipo del classico Oultaw, cappello calato sugli occhi, barba lunga, la stracca per chitarra che sembra una cartucciera e le braccia tatuate, ma all’interno delle sue canzoni c’è un uomo semplice legato alle cose belle della vita, quelle che contano davvero, c’è sofferenza, gioco, e soprattutto c’è tutto se stesso. Non voglio parlare di un disco in particolare ma di una filosofia di vita che lo vuole un cantante indipendente, senza un’etichetta alle spalle che riempie i locali e scala le classifiche.

Non amare la country music dopo avere ascoltato How Country Music Sounded Before It All Went to Shit, vol. 1 sarebbe un peccato mortale!!! La musica di Creed travolge e coinvolge, in una perfetta alternanza di Honkytonk songs e di ballads, sia acustiche che elettriche, racconta storie e descrive paesaggi e situazioni che ogni disco dei due generi dovrebbe contenere, un manuale di come la musica country dovrebbe essere interpretata, canzoni giuste, melodie perfette ed uno straordinario uso degli strumenti.  12 canzoni da imparare a memoria e da portarsi in tasca per ascoltarle in qualsiasi momento della giornata perché sapranno dare una risposta a tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Una musica che diventa amica nella malinconia e nella spensieratezza, una musica che se la accogli sarà amica per la vita!

Creed è uno di noi, racconta di sé ma facendolo racconta di noi e nella sua musica c’è tutto quello che abbiamo amato e che continueremo ad amare. Che Dio benedica Creed Fisher… e benedica la Country Music!

Mike Randall – Bakersfield, TX

Mike Randall è figlio di un predicatore battista, cresciuto nei pressi di Dallas nel North Texas, in una famiglia dove si respirava musica e dove fin da piccolo, ha cantato gospel nelle chiese di tutto il paese. La vita purtroppo, molte volte, ci pone di fronte alle difficoltà. Mike era destinato a seguire le orme del padre e a trascorrere il resto della sua carriera musicale in chiesa come pastore di culto. Dopo un non facile divorzio, la sua passione per il gospel e il dolore che provava, hanno trovato rifugio nella Country Music. Mike Randall insieme ai The High Road è partito con una manciata di canzoni e le sue storia da raccontare  a portarle in giro per tutti gli States totalizzato, in pochi anni, quasi 500 date. Così dopo miglia e miglia è arrivato il suo primo disco, Bakersfield, TX, che atro non è che la storia di Mike messa in musica. L’album è stato registrato all’Acoustic Kitchen a Dallas, lo studio che è stato realizzato dalla leggenda della Country Music Charley Pride e ora gestito da Milo, Rachel, and Scarlett Deering. Bakersfield, TX è stata costruita nel 1929 durante l’oil boom, nel 1930 vantava una popolazione di 1000 abitanti ma subito dopo il crollo della borsa, la città  è stata abbandonata di colpo e ora, con una popolazione di circa 30 abitanti è una delle tante ghost town della provincia americana. Trovo un forte legame tra Bakersfield, CA (dove è nato il suono country degli anni 50, quello del classico twang) e Bakersfield, TX dove invece trova collocazione l’honkytonk che riempie i solchi di questo disco. La malinconia, l’abbandono, la desolazione, la solitudine sono temi della country music che Mike fa suoi raccontando di lui. Il disco suona benissimo con il twang della telecaster e la steel guitar a tracciarne le linee, la voce di Mike è quella giusta, quella di un amico che racconta storie e non ti annoia mai riuscendo a tenere alta la tensione ed incollandoti all’ascolto dall’inizio alla fine facendo crescere la curiosità canzone dopo canzone. Bakersfield, TX è un viaggio dell’anima che inizia con una tragica rottura Heartache a cui fa immediatamente seguito una presa di coscienza con After Heartache un momento che si consuma tradizionalmente in un honkytonk bar col fiddle a fare da narratore. Il disco si sviluppa intorno a ballad, mid-tempo, oldtime, honkytonk in una perfetta alternanza di suoni, strumenti ed ambientazioni per concludersi con l’evocativa e struggente title track. Un disco di pura Country Music che racconta la vita, che emoziona che porta il rapporto tra musicista ed ascoltatore su di un piano intimo, 12 canzoni che riescono ad arrivare al fondo dell’anima e dalle quali sono stato personalmente toccato, coinvolto ed emozionato. Un disco che commuove e mi rende sempre più convinto che, se il mondo ascoltasse più Country Music le cose andrebbero sempre più per il verso giusto. Grazie Mike, con tutto il cuore.

Alecia Nugent – The Old Side of Town

The Old Side of Town, è il nuovo disco di Alecia Nugent dopo 11 anni di silenzio. Tra il 2004 e il 2009 aveva pubblicato tre album si bluegrass per la Rounder Records, ma ha rinunciato ad una promettente ed avviata carriera per dedicarsi, dopo il divorzio, a fare la mamma a tempo pieno. All’epoca vantava già 71 apparizioni sul palco del Grand Ole Opry ed era additata come una stella nascente del bluegrass.

Alecia, nata a Hickory Grove, in Louisiana, ha respirato fin da bambina la musica country e bluegrass grazie soprattutto a suo padre Jimmy Nugent, che aveva un gruppo bluegrass la Southland Bluegrass Band. A casa Nugent la sera, la famiglia si riuniva intorno al pianoforte a cantare canzoni gospel del sud e bluegrass.

The Old Side of Town, sulla cui copertina stringe in mano un disco di Don Williams, è registrato a Nashville con alcuni dei migliori musicisti di studio (il fiddler Stuart Duncan, il chitarrista Brent Mason e Paul Franklin alla steel guitar), è un disco di puro classic country ispirato agli anni ’80/’90 che si allontana dalle precedenti produzioni di Alecia che in questi 10 anni ha mantenuto immutata la sua voce, una voce capace di emozionare e di cantare della vita perché, nel rispetto dei temi classici, le canzoni del disco traggono ispirazione dalla vita reale. 

The Old Side of Town è una classica ballad, un omaggio a Tom T. Hall e a sua moglie Dixie, che ha offerto alla Nugent un lavoro come donna delle pulizie a Nashville per potersi mantenere quando si è trasferita per la prima volta in città e per permetterle di inseguire il suo sogno.

I Might Have One Too, di Erin Enderlin e Larry Cordle, racconta la storia di un marito che confessa i suoi peccati.

They Don’t Make ‘em Like My Daddy Anymore è una toccante ballad dedicata a suo padre che non potrà più avere accanto nello studio di registrazione.

Way Too Young for Wings è dedicata a tutti quelli che hanno perso troppo presto qualcuno nella propria vita, le è stata ispirata dal tragico incidente che ha tolto la vita al fidanzato di sua figlia a soli 21 anni.

Tell Fort Worth I Said Hello  è una perfetta country song con fiddle, steel guitar e pianoforte di quelle che si possono ascoltare in un honkytonk bar.

The Other Woman di Brandy Clark con protagonista il piano, parla di una donna che racconta una storia d’amore fatta di promesse infrante.

Too Bad You’re No Good è l’unica canzone nella quale riecheggia l’anima bluegrass di Alecia dove il mandolino ha sicuramente il suo peso.

Sad Song è una canzone straziante che racconta di una donna che ha trovato il coraggio di troncare una relazione oppressiva.

I Thought He’d Never Leave che chiude il disco è un classico con il piano che apre la strada alle galoppate di fiddle e steel guitar.

The Old Side Of Town è un album di classic country, di quello che le radio di Nashville snobbano ed é uno dei migliori album del 2020. Alcune canzoni strazianti, altre venate da un sottile umorismo ma in tutte si avverte sempre un senso di realismo. I suoi sono racconti di vita vera, che entrano nell’anima e vanno dritti al cuore.

David Miner – Silver Valley

Non mi è ben chiaro il motivo, forse è l’età, forse è per aver ascoltato, acquistato e trasmesso tanta di quella musica dei generi più disparati che sono arrivato al punto di avere la nausea di molte cose e di tanti artisti e scoprire di essere in pace e felice solo ascoltando il classic country. La mia fortuna è che negli States, molti giovani artisti  provano le mie stesse sensazioni ed emozioni. Artisti che, dopo un passato in band di heavy metal, hard rock, classic rock e grunge hanno trovato consolazione nei classici del country e ne portano avanti la tradizione. o che, come David Miner, nato a Seattle (patria del grunge), si è appassionato da giovanissimo alla musica country classica. Le prime canzoni che ha imparato sono state quelle di Jerry Reed, Waylon Jennings e Willie Nelson assorbendo i temi dalle liriche di John Prine, Guy Clark e Billy Joe Shaver.

Lo stile di Miner è quello di dare una nuova interpretazione del sound classico. La musica country è una musica senza tempo che David ripropone nel più completo rispetto per i suoi eroi musicali calandola perfettamente nei nostri giorni. Le Rocky Mountains corrono a ovest quasi parallele alle Appalachian Mountains sulla costa est e da entrambe le catene montuose è nata e continua a vivere la musica che amo, quella country & western. Protagonisti assoluti dell’intero disco sono chitarra, fiddle e steel guitar impegnati in un reciproco inseguimento senza soluzione di continuità. Il disco si divide in classic country song e ballate prettamente chitarristiche. Silver Valley è un viaggio lungo le Montagne Rocciose e parte proprio dal profondo west con Dreaming of Montana dove i cieli sono i più blu e rappresenta la perfetta canzone western aprendo l’anima agli spazi incontaminati e alla semplicità della vita. All my Life è una ballad dove il fiddle e la steel guitar troneggiano. Time of Year è una meravigliosa classic ballad mid-tempo dedicata al Wyoming. Virginia Dale parla della cittadina del Colorado e delle leggende che si narrano nelle sue strade. Hanging Me in Abilene riporta la musica sulla frontiera della western music. Answering Machine è una old-time song che include tutti gli stilemi classici del country. Nella categoria guitar-ballad troviamo Silver Valley che ci porta in Idaho dove nel 1860 imperversava la corsa all’oro anche se alla fine, come si evince dal nome, il minerale più estratto risultò essere l’argento. Sycamore Trees è una splendida nostalgica fire-camp ballad che parla di ritorno a casa. Passing Cars è da pelle d’oca tanta è l’emozione che riesce a trasmettere. A Little More (Happy Now) e Pull Up a Chair hanno bisogno solo di una chitarra e di un semplice giro armonico per mettermi di buon umore e regalarmi un senso di pace infinita. Too Fast chiude il cerchio. Un disco emozionante e nostalgico, suonato come il country va suonato, con il cuore e l’anima e la voce di David risulta perfetta per il genere. 13 canzoni che fanno viaggiare lungo le Rocky Mountains dove è la tradizione a farla da padrona regalando valanghe di emozioni. Questa è la country music!

Victoria Bailey – Jesus, Red Wine e Patsy Cline

Victoria Bailey ha riassunto in questo titolo tutto ciò di cui abbiamo bisogno unendo suono honky tonk, Patsy Cline, Emmylou Harris, Loretta Lynn e Dolly Parton e trasportando lo spirito del Bakersfield sound della sua nativa California, nel 21 ° secolo grazie a canzoni fuori dagli schemi edulcorati della maggior parte delle cantanti contemporanee nel regno country.

Jesus, Red Wine e Patsy Cline che è uscito il 18 Settembre 2020 è Il suo primo album e contiene nove canzoni, otto originali e una cover. Racconta storie d’amore, di dolore e di viaggi all’inseguimento dei propri sogni, abbracciando le radici più profonde della cultura della musica country. Un disco da assaporare come un genuino moonshine fatto da chitarra, violino e pedal steel sullo sfondo dei paesaggi californiani.

Honky Tonk Woman, è stata la prima canzone scritta per il disco e rappresenta un manifesto programmatico dove ci racconta di come sogni di diventare la cantante country perfetta, in grado di essere la colonna sonora per tutti i momenti importanti della vita.

The Beginning è una canzone d’amore nato su una pista da ballo interamente costruita sull’intreccio di chitarra acustica, elettrica e pedal steel.

Ramblin ‘Man è una ballad adagiata su una languida steel guitar e racconta di sotterfugi e scorciatoie invece di intraprendere la strada dell’onestà.

Spent My Dime on White Wine, è impreziosita dal supporto di un coro gospel sostenuto da un piano Rhodes.

Homegrown Roots è un brano dedicato a Nashville che ammicca ai facili ritornelli tipici di Music City.

La cover è Tennessee per rendere omaggio a Johnny Cash reinterpretandola in perfetta linea con i suoi otto originali.

Outlaw riunisce il twang ed il western swing risultando un grazioso valzer sulle cui note scorre un’armonica a cucirne la melodia.

Skid Row è un chiaro omaggio all’ honky tonk grazie anche al classico pianoforte e al fiddle.

L’album si conclude con Travelin ‘Kind, un monito sulle difficoltà che si possono incontrare avendo una relazione con un musicista che trascorre la maggior parte del tempo in viaggio.

Victoria è stata sempre circondata dalla musica, suo padre era batterista di una rock ‘n’ roll band mentre sua madre ascoltava il folk di Cat Stevens e James Taylor. Dopo aver ottenuto la sua prima chitarra all’età di 12 anni, ha incominciato da subito a scrivere canzoni, un talento che da lì a pochi anni stupì così tanto suo padre che alla fine decise di chiamare i suoi tre migliori amici musicisti chiedendo loro di  unirsi a lui e diventare la band di supporto di sua figlia, incominciando ad esibirsi in giro per il Golden State. Suonando in honky tonks e bar ha incominciato piano piano a farsi le ossa imparando il mestiere della musicista country tradizionale. Trascorsi cinque o sei anni era pronta a trasporre la sua straordinaria propensione per i concerti live al debutto con un intero album.

Il country classico cattura e fa sentire le persone a proprio agio, questo disco mi fa sentire proprio così, a casa, al sicuro, a mio completo agio. Un disco splendido che le è valso la copertina di Country People Magazine di Febbraio 2021 e credo un posto nel cuore di tutti noi.

Scott MacKay – Stupid Cupid

Una cosa che apprezzo della cultura americana è il rispetto delle tradizioni di famiglia e di tutto ciò che gli è appartenuto, il preservarne i ricordi e farne tesoro. La musica country è lo specchio di questo, di come la tradizione musicale venga tramandata di generazione in generazione mantenendone immutato il valore. Scott MacKay è un giovane che è cresciuto col suono Twang delle Telecaster  e di tutto quello che proviene dalla musica country degli anni ’50 e ’60. Viene da Charlottetown in Canada e nelle 10 canzoni originali che compongono il suo terzo album Stupid Cupid, offre una versione fresca e moderna del country classico. Il suo amore per questa musica è sbocciato definitivamente una sera ad un open-mic al Cafe Koi di Calgary dove ha incontrato un artista di nome Carter Felker che lo ha invitato ad una jam session dove ha conosciuto John Prine, e il mondo di musica country gli si è spalancato dinnanzi.

MacKay affronta i temi classici della musica country quello giocoso, quello di amori finiti, quello di omicidi… raccontandoli sempre con una buona dose di umorismo nei testi lasciando comunque a una parte emozionale nelle canzoni dove si ride e si gioca ma dove ogni tanto si versa anche una lacrima. Per migliorare il suo stile, Scott ha seguito corsi di scrittura a Nashville ed anche il suo lavoro di insegnante elementare lo aiuta molto nel rendere freschi, moderni ed immediati i suoi testi. Un disco di country degli anni ’50 completamente immerso nel 2021 che fa esattamente ciò che un disco di musica country deve fare… farci stare bene!

Lovesick Duo – All Over Again

Francesca Alinovi e Paolo Roberto Pianezza sono due persone fantastiche, due musicisti con i controca… fiocchi, ma prima di tutto due amici con i quali ho avuto la fortuna di condividere alcuni momentiI indimenticabili e la passione per la cultura musicale del sud degli stati uniti il folk, il country&western, il rockabilly. Sono un duo composto da double bass e chitarra, non si avvalgono di batteria perché Francesca, grazie alla tecnica Thumb and Popping  applicata al contrabbasso, sostiene interamente la parte ritmica incrementata durante l’ultimo anno, dell’aggiunta di un brush pad che applicato alla parte superiore del corpo del double bass funge da rullante che Francesca suona con una spazzola con una scioltezza che fa sembrare facile quello che invece è un grande dono, pochi come lei sono in grado di trattare così uno strumento considerato di backline che nelle sue mani diventa un assoluto ed insostituibile protagonista. 

Paolo, suona chitarra elettrica, chitarra resofonica e lap steel, dire solo che suona è riduttivo perché è uno dei migliori chitarristi che abbia mai visto in azione, una tecnica ed una facilità di passare da uno strumento e da uno stile all’altro impressionanti e se unito a questo mettiamo il fatto che mentre fa tutto ciò canta e anche molto bene.. entra nella categoria dei fenomeni.

Paolo è la voce principale e l’autore dei brani che vengono perfezionati insieme e dove Francesca sostiene tutti i cori.

Durante i primi anni hanno documentato la loro attività con un VLOG divertentissimo nel quale raccontavano la vita dei musicisti on the road ed un appuntamento il lunedì pomeriggio nel quale, in diretta streaming, invitavano musicisti nel loro salotto coi quali parlavano di musica e improvvisavano jam session.

Il nome Lovesick Duo deriva dalla canzone Lovesick Blues di Hank Williams che apre il loro primo disco omonimo del 2015 che è un omaggio ai classici del folk del country e del r’n’r dove si trova tanta tradizione americana (Texas Plyboys, Chuck Berry, Merle Travis, Hank Williams…)

The New Orleans Session (2017) è un disco registrato durante uno dei loro lunghi viaggi annuali a New Orleans, soggiorni nei quali approfondiscono la lingua, la cultura e la musica stringendo Jam Session improvvisate con gli artisti che popolano quelle strade che trasudano di musica e tradizioni ed esibendosi a loro voltaovunque gli capiti di suonare. In questo disco incominciano ad apparire le prime canzoni scritte in italiano, alcune delle quali saranno inserite nel loro primo vero e proprio disco di inediti La valigia di cartone del 2018. 

Nonostante abbiano da tempo pronto un nuovo disco di inediti in italiano, in questo 2021 hanno deciso di pubblicarne uno di inediti in inglese in previsione di un tour estivo in giro per tutta l’Europa, ci auguriamo che l’emergenza COVID gli permetta di far conoscere la loro musica in giro per il mondo… se lo meritano davvero.

All Over Again è uscito il 15 di Gennaio, in formato digitale, in CD ed in Vinile. Sono rimasti i testi ironici che in questo disco sono però in inglese e le grandi performance al double bass della Fra e l’uso massiccio di chitarre da parte di Paolo. La title track e Second Chance saranno rispettivamente il lato A e il lato B del loro 45 giri, di entrambe le canzoni sono già usciti due splendidi video. Parlano, la prima, di conquiste amorose mentre l’altra della seconda possibilità di ricostruire il rapporto con la fidanzata giocata su un simpatico duetto vocale e strumentale. Black and White Light ha venature blues, I Might Be Going Home richiama il western swing con la chitarra resofonica a dettarne la linea. Ain’t No Other Place (For You and Me) ci riporta al temi tipici del Vaudeville arricchito dalla presenza del Fiddle di Alessandro Cosentino. I Wish You Were My Baby è una ballad up tempo tipica dei ’50 a tema corteggiamento. I’m in Love with My Baby, tipicamente rockabilly, parla sinteticamente dell’accettazione dell’altro. Paradise Island è un brano strumentale interamente giocato con la lap steel, uno strumento di origine Hawaiana, che riporta automaticamente alla mente le spiagge delle isole dell’arcipelago americano. I Don’t Love You Anymore è una country ballad che affronta un classico tema del genere… un amore finito. The World Is Different Without You porta lo spirito direttamente a Frenchmen Street, la strada della musica di New Orleans. That Record That You Liked è una ballad in perfetta linea con lo stile Americana. Lovesick Boogie, come dice il titolo stesso, è un boogie-woogie strumentale dall’atmosfera dei primi del ‘900. Il disco non potrebbe trovare conclusione migliore che con Today’s the Day, un consiglio che richiama il Carpe diem Oraziano e ci invita a prendere tutto quanto di buono ci riserva il giorno che stiamo vivendo.

Un disco divertente e travolgente dove i testi rispecchiano quelli già apprezzati nelle loro composizioni in lingua italiana rendendo il prodotto vendibilissimo sia sul mercato nord ed est europeo che su quello d’oltre oceano. Scittura fresca e immediata che, anche grazie alla grande presenza della Frà e di Paolo sul palco, continuerà a coinvolgere, nonostante la distanza linguistica, il pubblico che accorrerà sempre numeroso ad ascoltarli. Lovesick Duo sono quanto di più vicino possa esserci in italia alla filosofia musicale del Country Bunker, oltre all’affetto ed alla stima che provo per loro, All over again è un disco acquistare, da consumare e da spammare… questa è la Musica che voglio e che desidero ascoltare.

David Quinn – Letting Go

David Quinn nasce a Chicago come batterista, nei lunghi periodi trascorsi in tour per gli Stati Uniti con numerose band, ha trovato il tempo, durante i lunghi spostamenti, di scrivere un ampio catalogo di canzoni. Tornato nel Midwest per riordinare le idee, è immediatamente partito per Nashville. Qui un paio di miglia ad est di Music City, si trova The Bomb Shelter, uno degli studi di registrazione analogici più attrezzati di Nashville, dove sembra che il tempo si sia fermato agli anni ’70, di proprietà di Andrija Tokic, conosciuto alle masse per aver prodotto nel 2012 l’album Boys and Girls di Alabama Shakes. David Quinn ha registrato lì nel giugno 2018 il suo primo album Wandering Fool con una band composta da Dave Roe (il bassista di Johnny Cash), Jimmy Lester (batterista di Billy Joe Shaver) e Micah Hulscher (tastierista di Margo Price). La fusione di questi musicisti iconici con il suo stile country del Midwest ha dato al suo primo album in studio un suono unico nel panorama del country classico. David aveva tante canzoni pronte che immediatamente nel 2020 è uscito con un nuovo album Letting Go, con la produzione di Mike Stankiewicz troviamo ancora Micah Hulscher insieme ad un manipolo di musicisti di prim’ordine: Dillon Napier (batteria), Jamie Davis (chitarra), Brett Resnick (steel guitar) e Laur Joamets (già chitarrista di Sturgill Simpson e ora Drivin’ & Cryin’). Al contrario di molti dischi pubblicati ad east-Nashville, a volte troppo ridondanti di suoni anni ’70, questo Letting Go è un vero disco country del 2020, duro e puro, dai suoni moderni e puliti con canzoni che rispecchiano appieno la filosofia esistenziale del Country, quella che ci spinge ad andare avanti nonostante le difficoltà, invitandoci a lasciarsi alle spalle tutti i problemi della vita.

Le canzoni contenute nel disco sono classic country, già con la title track appare un twang da California anni ’50 e un sentore di honky tonk incomincia a pervadere l’intero disco. Ride On e Thunderbird Wine sono due up-tempo al fulmicotone, 1000 Miles e Midnight Woman sono quanto di meglio si possa trovare sul mercato dell’Outlaw Country. Hope I Don’t e Let Me Die With My Boots On sono due classiche Country Songs. Horse e la conclusiva Maybe I’ll Move Out to California sono due languide country ballad sostenute la prima da una steel guitar e l’altra da una Telecaster.  Born to Lose è forse la meno ortodossa, incorpora sfumature blues pur mantenendo la coerenza di una country song. 

Forse per tutto quanto ci sta accadendo attorno, forse per la ricerca di un ritorno alle cose semplici, forse perché stanchi della melassa country pop che l’industria discografica di Nashville cerca di propinarci quotidianamente, sta di fatto che, questo 2020 ci continua a regalare dischi con quel suono e quelle storie che vorremmo ascoltare sempre, non andando a riascoltare Waylon Jennings o Merle Haggard, ma scritte da ragazzi giovani che fortunatamente riescono a regalarci in questi tempi bui, quelle emozioni ancestrali che solo la musica country&western è in grado di offrirci.

The Piedmont Boys – Almost Home

La mia crociata a favore della Country Music continua. Quello che ci è stato tolto in questo periodo storico è la curiosità… ora ci sono applicazioni e social che fanno tutto al posto nostro tracciandoci e cercando di individuare i nostri gusti, filtrando le notizie, i video e le canzoni che secondo un algoritmo sofisticatissimo sono i più adatti per noi. In tanti purtroppo non si preoccupano, gli basta essere generalmente informati e così pensano di essere al passo con i tempi. Parlare di rock e di pop nel 2020 è totalmente inutile perché non esistono più, sono stati massificati in un calderone che accontenta tutti quelli che hanno perso la curiosità ma l’algoritmo più importante si trova tra la nostra pancia ed il nostro cuore ed è l’unico che ci fa emozionare davvero. Musicalmente parlando ci sono stati nella mia vita sabato interi passati al New Note ad ascoltare i dischi appena usciti, ora grazie alla tecnologia, che se usata con intelligenza è uno strumento utilissimo, passo i sabato ad ascoltare musica, le ultime uscite, le storie e cosa succede nel mondo musicale. Il Country è una musica onesta, fatta da gente onesta che racconta storie di vita quotidiana, una musica empatica che rilascia endorfina. Fortunatamente scavando appena sotto la superficie si possono scoprire tanti cantanti e gruppi che onestamente portano avanti in maniera incontaminata i due generi musicali. Tra loro ci sono The Piedmont Boys originari di  Greenville, SC fondati una decina di anni fa dal frontman Greg Payne, voce e chitarra e composti da: Stuart McConnell chitarra, Matt Parks violino, Mike Johnson basso e Tony Pilot batteria. Hanno percorso migliaia di chilometri per suonare altrettanti concerti, hanno pubblicato quattro album e girato metà degli Stati Uniti continentali, ovunque vadano, alla fine di ogni concerto, si sentono ripetere la stessa frase: “Non mi è mai piaciuta la musica country finché non vi ho ascoltati”. La frase è pronunciata da persone abituate alla pop-country annacquata che sentono alla radio ogni giorno, perché senza la curiosità di scoprire di cosa si ha bisogno davvero è questo quello a cui siamo destinati… accontentarsi perché crediamo non ci sia altro. 

Se non conoscete Outlaw Country, honky-tonk, Blue-collar music, bicchieri di whiskey, campi di grano, mandrie da radunare, le gioie e i dolori della vita… potete recuperare ascoltando The Piedmont Boys, una band che ama così tanto suonare dal vivo che non hanno avuto un fine settimana libero in sette anni.

Almost Home è un album Country come deve essere un album country, l’iniziale Rice Beans è stata anche la traccia principale del loro album di debutto del 2008, è apparsa di nuovo nel loro disco del 2015 Scars & Bars e ancora nel 2016 in All On Red non è solo una traccia, è un biglietto da visita che dopo 30 secondi di ascolto ci catapulta all’interno del fantastico mondo della Country Music, che ci avvolge, ci abbraccia, ci racconta storie, ci fa sentire bene, a posto con il mondo, che non risolve certo tutti i nostri problemi ma che sicuramente ci aiuta ad affrontarli molto meglio.

Non li definirei una band di Outlaw, più della steel guitar i protagonisti principali del suono della band sono la chitarra di Stuart McConnell che a volte è elettrica, altre acustica, altre classica e ill violino di  Matt Parks, che si alternano magicamente a tessere melodie incredibili come in $50 And a Flask of Crown. Stoned è un catalogo di come si possa utilizzare una chitarra elettrica. Ci sono classiche country ballads sia elettriche She Prays to God, In Came You (che è così bella da poterla considerare già un classico country), che acustiche Drunk Again e Spartanburg Sign. Il Tex-mex di Boomerang ed anche l’outlaw di Wrong Turns che assume un sapore diverso senza steel guitar e con il violino. Questo rende The Piedmont Boys unici nel genere bagnando talvolta la loro musica anche nel fiume del bluegrass.

Se siete curiosi ora non vi resta che ascoltare The Piedmont Boys una versione pura del Country e dell’Outlaw se doveste scegliere un disco per avvicinarvi al Country per la prima volta dovete ascoltare Almost Home.

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